

41. Il mito del duce.

Da: C. Culcasi, in G. Manacorda, Letteratura e cultura del periodo
fascista, Principato, Milano, 1974.

Efficace strumento per l'acquisizione del consenso nei confronti
del fascismo fu il mito del duce, ossia la rappresentazione di
Mussolini con connotati tali che tutti potessero identificarsi in
lui  e allo stesso tempo nutrire nei suoi confronti rispetto,
ammirazione e devozione assoluta. A tale scopo gli venivano
attribuite tutte le buone qualit non solo di capo politico, ma
anche di padre, di operaio, contadino, soldato,  e  perfino di
artista. Significativo  il passo qui riportato, tratto da una
pubblicazione dell'epoca: l'esaltazione dell'aspetto fisico, del
quale, come di regola accadeva, vengono messi in risalto gli occhi
che affascinano e dominano e le mascelle quadrate, si somma
alla elencazione di varie virt, fino a raggiungere un tono di
svenevole adorazione. Si notino inoltre alcune espressioni tipiche
della retorica fascista, come genio della stirpe e maschia
romanit antica.


Nella vita quotidiana Mussolini  semplice e buono. Adora i suoi
bimbi: Edda, Bruno, Vittorio e Romano. Salito in un ventennio
dalla condizione pi umile a quella pi alta, il popolano
romagnolo non ha compiuto alcuno sforzo per affinare i modi perch
c' in lui l'aristocrazia del genio e certamente anche quella del
sangue. Nessuno gli ha dovuto insegnare le regole del cerimoniale
di cui, del resto,  un riformatore. L'istinto del comando gli
rende un comportamento di capo e di signore di gran razza. Egli
rappresenta la Stirpe. Margherita di Savoia, donna di insuperata
regalit, raccontava agli intimi che quando Mussolini si rec per
la prima volta a palazzo, per la visita d'omaggio, volle
osservarlo con attenzione, curiosa di scorgere qualche segno di
imbarazzo riguardo all'etichetta. Ma era rimasta delusa nel
rilevare una fiera naturalezza di modi e una perfetta
ambientazione nel nuovo presidente del consiglio, quale non
riescono a formarsi neppure tanti assidui gentiluomini. La stessa
Regina, poco tempo prima di morire, e in occasione della malattia
del Duce, osserv all'editore Licinio Cappelli, che Mussolini,
oltre essere un grand'uomo,  anche un bell'uomo: Peccato,
aggiunse, che tante fotografie ce lo guastino e ce lo rendano cos
brutto. Infatti Mussolini ha una figura perfettamente maschia,
quasi regolare e superba di forza. La sua occhiata  vasta e
acutissima. Nei momenti di commozione i grandi occhi neri, che,
sbarrati, affascinano e dominano, si socchiudono e luccicano fra
le ciglia. Ma la fronte sta sempre alta; le mascelle quadrate
rivelano la volont. [...].
Se si irrita, lo fa con un tono imperioso e a fondo. Non mai con
grandi tirate. Capace del dramma, detesta il melodramma. Se ama il
colore  per italianit passionale, per spirito artistico, perch
sa di quanto entusiasmo e di quanta forza possa essere fonte.
Difatti Mussolini  un artista, come tutti i grandi italiani;  un
creatore di stile. In un suo discorso ha detto: La democrazia ha
tolto lo stile alla vita del popolo. Il Fascismo riporta lo stile
nella vita del popolo; cio una linea di condotta, cio il colore,
la forza, il pittoresco, l'inaspettato, il mistico; insomma, tutto
quello che conta nell'animo delle moltitudini. Noi suoniamo la
lira su tutte le corde; da quella dell'arte a quella della
politica. Siamo politici e siamo guerrieri. E' mirabile si 
detto, come Mussolini fattosi tutto da s, sappia trovare pensieri
e parole ed azioni di maschia romanit antica quali pochissimi
altri italiani hanno saputo e potuto. Altri, anche scrittori,
anche uomini d'azione, pur di grande ingegno e di forte fibra,
nella concezione e nella espressione rimangono tuttavia italiani
del Medio Evo, non romani, non latini. E' proprio il caso di dire
che in Mussolini  il genio della Stirpe, il quale spontaneamente
erompe dalla dura crosta della terra madre, per portare a salvezza
e rinnovata grandezza la nostra Italia. Per questo Mussolini 
anche un artista. Artista come creatore della fortuna politica
italiana, artista come promotore di manifestazioni di bellezza.
Personalmente  un musico che dimentic nelle ore pi ingrate
della vita la fame e la miseria nell'armonia sonora degli accordi
ottenuti col suo violino. Un uomo politico che nella  sua
giovinezza, a Forl, si rasserenava suonando un tempo della Nona
Sinfonia, non poteva certo essere compreso dai compagni di un
partito materialista che non andava oltre alla teoria del
determinismo economico. Il mecenatismo che, facendosi iniziatore
di grandi opere pubbliche, consente all'artista di affermarsi e di
concretare in uno stile lo spirito di un'epoca, ha in Italia il
suo campione moderno in Mussolini, la cui gloria e fama sar
tramandata ai posteri come quella dei Cesari, dei Papi e dei
Principi italiani.
